“Coraggio il meglio è passato”

I lavori sono stati realizzati da:

Alessia Mandato, Margherita Pascarella, Teresa Del Prete, Jing Wang, Maria Dalmotto, Mario Pacca, Chiara Del Luongo, Antonio Capuano, Loredana Massaro, Carolina Lucania, Alessandro Rauso, Sabrina Rotoli, Vincenzo della Puca, Biagio Imitazione, Emma Simeone, Stefania Chieffi, Antonella Gargiulo, Pina Maisto, Luca Signorino, Gelsomina Ascione, Antonio Schirato, Alessia Raffaella Mandato, Annapia Medolla, Fabrizio Maggio, Vittoria Piscitelli, Giuseppe Librace, Raffaele Casaburi, Romilda Lombardi, Matilde Caiafa

Ecco altre proposte grafiche sulla Stanza del Gusto

Dopo l’incontro con Mario Avallone alla Stanza del Gusto, in Accademia c’è stato il workshop grafico che ha visto l’intervento dell’art director di Zero Stefano Temporin e il direttore Marco Sammicheli. Gli studenti hanno sviluppato una serie di creatività per la realizzazione della pubblicità del ristorante sul prossimo numero di Zero Napoli tra le quali Mario Avallone ne sceglierà una.

Mario Avallone ci accoglie nella sala al pianoterra che ricorda una bottega degli anni ’50,  un “cheese bar” mitteleuropeo con tavoli in formica comprati a Chicago, sedie di legno colorate, lavagne e gessetti con i menu del giorno, un bancone per la vendita di formaggi, pasta, conserve, olio e altre mille specialità locali tutte a vista. Un “cielo in una stanza” di un antico palazzo settecentesco svillupato su tre livelli. Mario comincia a raccontarci della storia del suo ristorante che è in fondo la storia della sua vita.

Per il modulo CIBO la redazione di Zero e gli studenti dell’Accademia di Belle Arti si sono recati al ristorante “La stanza del gusto” per incontrare Mario Avallone, prima bancario, poi impegnato nella moda, e dal 1989 immerso nella sua vera passione il cibo e il gusto. In attesa dell’incontro Mario ci invita ad accomodarci all’esterno del ristorante dove già gli studenti cominciano a raccogliere immagini e spunti per il prossimo workshop grafico che porterà alla realizzazione di una pagina pubblicitaria per il suddetto ristorante sul numero di Giugno di Zero Napoli.

Oggi è la volta del teatro. Dopo una breve introduzione suoi rapporti tra teatro e tecnologia di Vincenzo Del Gaudio si alternano in cattedra i “video-teatranti” Matilde de Feo e Alessandro de Vita che dal loro punto di vista mostrano alla classe come il teatro sia sempre più un integrarsi di linguaggi che si sovrappongono e a volte contrastano tra di loro nella continua ricerca di creare “realtà altre” che suscitino nello spettatore percezione avvolgente e sinestetica cioè una percezione che invada tutti i sensi e li faccia lavorare contemporaneamente. Nel corso del dibattito si sono sviscerati i temi del lavoro creativo a teatro e dell’utilizzo della tecnologia come possibilità di sperimentazione dello spazio scenico e dei suoi derivati “immateriali”. Attraverso la proiezione di “Insectione” e “d-Giò” di Matilde de Feo (Mald’è)  e “D.E.S. Dubito Ergo Sum” di Alessandro de Vita i ragazzi hanno fatto esperienza di prima mano dei meccanismi del video-teatro, delle dinamiche produttive di spettacoli che si pongono sul limite di più linguaggi e dei meccanismi di riconoscimento che sono in atto tra un corpo materiale e uno immateriale. Come direbbe Beckett in Eh Joe: Immagina! Immagina!

Noncuranti della pioggia incessante e “climaticamente” ottimisti ci dirigiamo verso Pagani dove, alle 9.00 del mattino, la statua della Madonna delle Galline, preceduta dai membri dell’omonima confraternita e accompagnata dai fedeli, viene portata in processione per le vie del centro cittadino. Lo scoppio dei mortaretti, che saluta il passaggio dell’icona sacra, si alterna a quello festante e irresistibile delle “tammorre”; il fumo dei carciofi arrostiti ( piatto tipico del luogo) si confonde con quello della polvere pirica, e dai balconi cade una pioggia di petali e coriandoli colorati. I nostri studenti scattano foto a ripetizione (materiale indispensabile per la realizzazione del project work - una nuova locandina per la festa del prossimo anno), gli altri si godono lo spettacolo della partecipazione popolare. Siamo dinanzi al tosello storico dell’ “africano”, la calca è pressante, una mano batte per 3 volte sul portone chiuso, il fiato è sospeso, Maria in attesa. La musica e le grida di giubilo spalancano quell’antico uscio e braccia tese porgono alla Nostra Signora una emorragia di doni della terra, colombe e galline, che prendono posto sotto e sopra la statua. La commozione generale è fatta di grida, e canti che sono toccanti nenie. Portati dalla folla facciamo fatica a restare uniti e ci ritroviamo qualche ora dopo a ridosso della banda musicale, stanchi, bagnati, ma con la sensazione di essere stati parte di un folclore che siamo noi stessi e che mette le radici nella tradizione popolare, nel nostro essere figli di questa terra. Un fugace pranzo consumato in strada ci rinvigorisce e dà la forza per continuare a imprimere, fino a sera, nelle nostre macchine fotografiche, e nella nostra mente, le immagini di una imperdibile festa.

Dopo la parentesi pasquale, Zero torna all’Accademia. Ad alternarsi in cattedra sono Manuela Barbato, che presenta ai ragazzi la ballerina, regista e coreografa Federica Musella - reduce dal successo di “Paloma Negra” - e Diego Davide reduce a sua volta da una domenica trascorsa a Pagani in compagnia degli studenti e di una delegazione di Zero Napoli. La partecipazione alla festa popolare della “Madonna delle Galline” e le impressioni dei partecipanti costituiscono lo spunto per una più ampia riflessione sul concetto di “folclore”. Coniato in Inghilterra sul finire del XIX secolo, il termine ha subito una rapida evoluzione che lo ha emancipato da una iniziale rigidità e da un marcato riferimento alle comunità rurali. Il significato odierno è ampio e flessibile e tende a contenere molteplici manifestazioni della cultura e della tradizione dei popoli. Viene infine analizzato il rapporto tra folclore e costruzione dell’indentità attraverso due case studies, la statua di Bruce Lee a Mostar e lo Stari Most.

Punto d’intersezione tra danza e design è la comunicazione che non utilizza il suono, il fonema, la parola bensì il simbolo racchiuso nel segno. La danza si esprime mediante il corpo che diventa superficie d’iscrizione degli eventi e punto da cui s’irradiano informazioni, il Design si esprime attraverso il segno artistico creativo e innovativo.
Entrambi hanno l’obiettivo di stimolare, creare empatia, denunciare. Entrambi mirano a produrre nell’osservatore una reazione. La danza a Napoli si diffonde e si dirama in tutti i suoi stili, dal contemporaneo al modern fino all’improvvisazione e alla contact dance, dalle danze sperimentali fino alla pura ricerca del movimento. Gli esponenti di questa comunicazione non verbale sono oggi davvero tanti e tutti impegnati nella diffusione dell’arte coreutica in territorio partenopeo. Federica Musella (Scuola di danza Korper) è la performer, danzatrice e coreografa emergente che ZERO ha scelto come ospite in Accademia, l’alchimia con gli auditori in aula è stata immediata e ispirazioni reciproche non potranno che sfociare in lavori creativi degni di rilievo.
E se come diceva Nietzsche “Conta per perduto ogni giorno senza danza”,
Let’s design the dance!

Diego Davide introduce il modulo sul Folklore, dopo una breve lectio magistralis storiografica sui contrasti Stato-Chiesa  e sulla istituzione delle festivitè laiche e religiose usate come strumento per accattivarsi il popolo, ci parla della Festa della Madonna delle galline. Il 15 aprile, questa la data della prossima “missione”, assieme a agli studenti, con digitali, pennelli e microfoni andremo a rintracciare a Pagani, durante una delle più caratteristiche feste popolari le icone della tradizione folk.